Ho scritto questo articolo a Novembre 2019, ma non avevo mai avuto cuore di pubblicarlo. È arrivato il momento, per caso, ora, dopo una pandemia e dopo aver lasciato quel monolocale per una casa tanto grande da contenere finalmente tutto.

Dovrei fare una recensione della mia nuova moto, e due cose magari le dirò, ma questo blog è casa mia, e come nel mio piccolo e accogliente monolocale, faccio un po’ come mi pare. E questa volta a casa mia voglio togliermi le scarpe e rilassarmi, essere un pochino più Lucia e un po’ meno LuX. Chi vive le due ruote come me sa esattamente da quale punto della pancia nasce il fuoco di questa passione, quali emozioni si provano ogni volta che si esce dal garage e si ingrana la prima, quando si apre il gas in uscita di curva, quando si è soli in mezzo ad un passo di montagna deserto con i colori dell’autunno o le cime innevate, quando si soffoca d’estate e si congela d’inverno, ma non importa perché si è concentrati alla guida e distratti dal rumore dello scarico. 

Io, chi mi conosce lo sa, sono un turbinio di emozioni, a volte col rischio di sembrare patetica o esageratamente emotiva… Ma tant’è… Son fatta così, e ho imparato a volermi così, e questo solo conta. 
Questa mia caratteristica spesso mi fa commuovere quando guido, o ridere sotto al casco e mi fa avere delle assurde conversazioni con la mia moto, che, giuro, sa rispondermi. 
Questa moto è stato un acquisto pensato tanto quanto istintivo. Mi son detta che sta moto me la meritavo proprio, perché ho passato un anno che dire assurdo e sconvolgente è poco. Ma “merito” come parola, in fondo, non mi convinceva. 

È vero che qui è casa mia e faccio come mi pare, ma è vero anche che in casa mia ci sono ospiti che non conosco e un po’ di contestualizzazione va fatta, per cui accenno solo che qualsiasi aspetto della mia vita quest’anno è stato colpito: la famiglia, l’amore, la salute, il lavoro, la casa, le amicizie. Tutto colpito ma niente affondato. Ogni lacrima versata ha innaffiato la mia vita. Dopo l’ennesima vagonata di merda che mi è piovuta addosso, mi sono solo detta :”NO, questa merda non mi soffocherà, sarà tantissimo concime”. Come è stato possibile avere questa reazione? Non è bravura, né forza. È che se guardo la mia storia e se guardo ancora meglio tutte le storie del mondo, non posso che rivoluzionare il mio sguardo dalla disperazione alla speranza, che corrisponde all’animo umano molto di più, anche se la speranza non va di moda come essere maledetti e costantemente irrequieti. Cosa regge e motiva questa speranza è una domanda che ognuno dovrebbe farsi. Non è ingenuità, ottimismo, positività o inconsapevole energia… è carne e vita, è realtà e concretezza, uno sguardo sul mondo che, seppur implacabile e realista, gode di un’ultima parola che dà un verso, una direzione che non è solo rabbia e desolazione.


Una parte di questa rivoluzione non poteva che ricadere sulla mia passione più grande, su ciò che riesce a rimettere a posto tutte le cose: la moto. Badate, non sono una fanatica, perché credo che quello che ho imparato dalla vita, quello che mi ha suggerito la moto, va oltre la moto stessa, e questa nuova consapevolezza rimarrà anche se un giorno per qualsiasi motivo non potessi più guidare.

Quella amorevole bianca Yamaha faceva parte del passato, ed era giunto il momento di salutarla. L’ho fatto il giorno del mio compleanno, compiendo un gesto che rimarrà nel mio cuore, perché con quella moto il 27 Ottobre sono andata a fare un regalo ad una sconosciuta…. E a me. 


Poi è arrivata la mia Kawa. Erano anni che la volevo. Me l’avevano sconsigliata perché era tamarra, perché forse per me era meglio una Speed o un Cb1000, perché qua, perché là… Ma io, forse tamarra inside, volevo quella moto lì, un po’ Alien, diciamocelo. E la volevo di quel colore lì, e alla fine me la sono regalata. Ho avuto bisogno di dirmi che me la meritavo, che lavoro tanto, guadagno e me la potevo comprare, che avevo bisogno di un mezzo più performante etc etc. Ma niente… Non reggeva nessuna motivazione. Avevo bisogno di cambiare anche moto e di seguire in mio istinto e un mio profondo desiderio. 

E’ arrivata in un giorno di pioggia, con mia madre, che comprende più di quello che penso, che mi aspettava a casa sua con una bottiglia di spumante per festeggiare e commuoversi con la figlia ormai donna, che non può più difendere dal mondo e se n’è fatta una ragione, perché si sta difendendo da sola. 
Anche questa bella Kawa fiammante ha concimato la mia vita. 
I primi fine settimana da quando è arrivata ha piovuto sempre. L’ho presa lo stesso, in attesa di un sabato di sole, che quando è arrivato mi ha fatto fare più di 400 km di curve! Da sola, come piace a me. Da sola, adoro andare da sola. In moto. Sola, ma mai sola. Sola, ma di una solitudine piena, non malinconica, ma tenera. Sola, ma con me stessa, che comincia a piacermi come compagnia. 


Mi piace considerarmi una lupa (lo so, lo dico sempre, ma leggete “Donne che corrono coi lupi“). I lupi hanno anche un branco, e quello che mi è capitato… no… quello che ho scelto per me, che ho selezionato aprendomi ad altri lupi e chiudendomi a innumerevoli parassiti, è davvero fantastico. 
Una lupa (o almeno ci provo) ma su 125 cavalli che si fanno ben sentire, che sto imparando a domare e che mi fanno godere come una matta. 
La Kawa è ingombrante, sembra enorme, mi chiedono “ma come fai a guidarla?!”. Invece è super maneggevole e bassissima, si porta da Dio e sembra faccia i tornanti da sola. 
È esattamente quello che volevo, ma più di quello che mi aspettavo. È ciò che mi sono concessa finalmente di desiderare e realizzare. 

Tutto, anche lei, sono state il frutto di quel benedetto giorno in cui ho detto: “Lu, ma è davvero questa la vita che ti appartiene?”