Sto vivendo gli ultimi giorni di ferie prima di rientrare a lavoro. A settembre andrò una settimana all’estero, ma il vero stop è in agosto e so già che a Lisbona mi porterò il PC e il telefono aziendale! Ho appena finito di preparare la borsa per un mini viaggio che farò domani a Londra per andare al Field Day Festivals, sono insomma gli ultimi giorni di fuoco prima di rientrare nel tram tram quotidiano della vita da ufficio.

Il mio è un bel lavoro, ma vivo di ansie, la quantità di lavoro è imbarazzante, lo stipendio mai abbastanza, ogni giorno smetto di respirare alle 08.00 e, forse, riprendo fiato alle 17.00. Non potrei e non dovrei lamentarmi perché sulla carta non mi manca nulla: ho una casa, una macchina, due moto, un lavoro, una relazione sana, una famiglia che mi ama e degli amici straordinari.

Eppure ogni giorno aspetto le 17.00, ogni settimana il venerdì, ogni mese le ferie, e questa è esattamente il tipo di vita che mai avrei voluto per me. Una continua attesa del dopo senza mai vivere hic et nunc.

Il tipo di lavoro che faccio porta inevitabilmente a provare ansia perenne, devo essere una problem solver, devo tenere sempre tutto sotto controllo, prevedere eventuali problemi, essere analitica, programmare tutto il programmabile, creare e rispettare dettagliatissime checklist, e il tutto sorridendo ed essendo sempre gentile e un po’ paracula. Quindi sì, il mio lavoro è stressante di suo, ma io ci metto il carico da 90.

Questi giorni di ferie li ho presi con la volontà di tagliare fuori tutto per un po’ e non farmi prendere da alcuna preoccupazione, ma poi l’altra mattina mi sono svegliata soffocando, senza fiato, semplicemente perché dovevo fare il check in del volo, preparare la borsa, andare alle poste a ritirare quella che sicuramente è una multa… niente di straordinario. Ma sono cominciati i “sei sicura il tuo passaporto sia ancora valido nonostante tu lo abbia controllato 15 volte?” “sicura che hai l’abbigliamento adatto?” “sicura che hai fatto i biglietti aerei con le date giuste? E quelli del bus?“. Chi soffre di ansia o di disturbi ossessivi compulsivi non credo abbia bisogno di altri esempi.

Due giorni fa però al mio risveglio non c’era l’ansia, ma quella sensazione di pizzicore alle mani che mi viene quando è il giorno giusto per farmi qualche km in moto.

Sono quindi scesa in garage, mi sono vestita per benino, ho fatto il pieno alla Z e sono partita. Non avevo una meta, o meglio, ne avevo alcune in mente. Mi sono diretta verso l’Umbria, alla Maddalena ho proseguito per Visso. Ho visto poi l’indicazione per Castelluccio, e ho pensato che era da un po’ che non ci andavo. Lungo la strada ho incontrato parecchi motociclisti, li ho evitati accuratamente, mettendomi di lato e facendoli passare: non volevo rotture, volevo guidare da sola 🙂

Che strade ragazzi! Mamma mia, se potete fatele, il panorama è mozzafiato, si vede la Piana dall’alto e poi la si raggiunge piano piano tra tornanti e dolci curve.

strada chiusa 🙂

Sono arrivata a Castelluccio per le 13.00, avevo fame e sete, ma non volevo fermarmi: in primis era pieno di gente ovunque e io avevo solo voglia di silenzio, in secondo luogo non riuscivo proprio a staccare le mani dalla moto, oramai eravamo una cosa sola, ero così serena e tranquilla che fermarmi sarebbe stato un peccato. E’ incredibile, ero disidratata e affamata, ma niente, non mi sono fermata.

Mi sono ascoltata e ho fatto quello che mi veniva di fare…e mi veniva di guidare!
Davo per scontato che arrivata a Castelluccio sarei tornata indietro da Forca di Presta verso Ascoli Piceno, ma non avevo mai continuato e forse era il giorno giusto per farlo. Non sapevo cosa ci fosse dopo, non sapevo se mi sarei allontanata troppo e quindi stancata, non sapevo dove sarei arrivata, se ci sarebbe stata una strada brutta…non sapevo nulla, era tutto fuori dal mio controllo eppure ero serena, fiduciosa in me e nel mio mezzo, tranquilla, la cosa più lontana dall’ansia.

Ho quindi pensato che dovrei proprio far memoria di questa sensazione, di questa pace, di questa fiducia, di questa curiosità e tranquillità quando tornerò a lavoro o quando qualcosa sfuggirà al mio controllo.

Mi chiedo come mai quel giorno sia stato così facile per me. Altre volte ho preferito strade conosciute, rimanere nella mia comfort zone, ma quel giorno no, ho preso strade mai fatte che non conoscevo perché io non ho il minimo senso dell’orientamento! Ok sarei rimasta in zona, non sono andata in Antartide, ma spero capiate che non è questo il punto.

Dov’era finita l’ansia? Perché ero cosi serena? Non l’ho ancora capito, sicuramente è merito de sta specie de sinergia con la mia moto, che evidentemente è la mia medicina, ma so che voglio provare a ricordarmi di questa sensazione quando riaccenderò il PC e dovrò smarcare 63 cose lasciate in sospeso prima delle ferie!

FINALE A SORPRESA

Dopo circa 300km, il tour è finito a casa di mia madre che, alle 17.00, appena ha saputo che non avevo pranzato, mi ha presentato sul tavolo pane, prosciutto e fichi ❤