Adoravo viaggiare in moto da zavorrina, sentire gli odori, vedere i colori e sentire i rumori come solo un viaggio in moto può regalare. Mi capitava ogni tanto durante le uscite in moto di vedere delle lunghe trecce uscire fuori da qualche casco, o accorgermi da lontano che da una moto stava scendendo una ragazza. Guardavo queste donne come fossero miti inarrivabili. Provano invidia e ammirazione verso una cosa che potevo solo guardare, ma mai, sicuramente, vivere. Finché un giorno, inaspettatamente, mentre guardavo una enorme e bianchissima luna estiva, piena e luminosa, ho pensato “ma perché non posso provarci anche io ?”

E ci ho provato.

Sono partita, senza mai aver guidato neanche un motorino, alla volta dell’autodromo di Adria per partecipare ad un corso con l’Associazione DonneInSella, che insegna a donne come me a guidare una moto in un fine settimana.

Ci ho provato senza sapere, senza immaginare cosa sarebbe successo il secondo dopo esser salita su un piccolo e simpatico VanVan con la buon’anima (aimè) Cristiano Lucchinelli che mi spiegava come si accende una moto, la prima è giù e le altre su etcetc…

Cristiano e la sua santa pazienza. 

Ho trascorso così due giorni facendo centinaia di volte gli esercizi in piazzale, partenze, frenate e qualche uscita su strada. Non so come, ma il sabato mattina non sapevo accendere un motorino e la sera della domenica guidavo con eleganza(!) una Suzuki Gladius………giuro, ho le prove.

l’eleganza…. 

Terminata l’esperienza avevo un sorriso infinito. Una cosa che mi sembrava impossibile era diventata, almeno in minima parte, almeno anche solo per due giorni, possibile. Avevo fatto una cosa che reputavo fino a due giorni prima impensabile.

A questo punto della mia vita motociclistica, ho incontrato tantissime donne, ascoltato centinaia di storie e condiviso emozioni su emozioni. Molte donne guidano da sempre, altre hanno cominciato a vent’anni senza le paura che arrivano una decina di anni dopo almeno, altre ancora hanno semplicemente cominciato, senza troppe paranoie.

Poi ci sono quelle come me, quelle che pensano troppo, che pensano di non farcela. Quelle che hanno paura di tutto, ma alla fine fanno tutto. Quelle che piangono ad ogni passo, per poi accorgersi che piangendo sono arrivate in cima, quelle che tutto è difficile, quelle che “io?!Non potrei mai” ma intanto lo fanno, quelle che non credono di essere mai all’altezza, quelle che quando raggiungono un traguardo si guardano incredule allo specchio per capire cosa sia successo, quelle che quando realizzano un sogno, piangono, commosse, pensando a tutto quello che le ha portate a credere che non ce l’avrebbero mai fatta.

Ecco, questa sono io, questo il mio inizio. Quindi non dite che andare in moto è accendere il motore e dare gas, perché quando ci vado io in moto, ho dietro una storia infinita di dolore e di amore, di delusioni e successi. Quando sono io ad accendere la moto, quel rombo non serve a far sentire alla gente che sto arrivando, ma a svegliarmi il cuore.