Ogni estate a giugno sono già bella abbronzata, coi capelli schiariti dal sole che quasi le punte diventano rosse.
Ogni estate faccio un viaggetto in moto in solitaria da qualche parte.
Ogni estate ci sono festival, concerti, iniziative culturali, sagre di paese e feste in cui andare a bere e stare con gli amici.
Ogni estate aspetto le ferie per togliere la sveglia.
Ogni estate, tranne questa.
I mesi passano senza che me ne accorga, le settimane non hanno weekend e le vacanze non arrivano mai.
Ogni giorno mi alzo presto, assecondo la mia routine mattutina cercando di non pensare alla giornata che mi aspetta. Esco di buon’ora salutando mio marito, accarezzo il mio cane e la rassicuro sul mio ritorno, come se capisse. Vado al bar a prendere la colazione per i miei, guido verso casa loro come se fossi in ritardo. Appena entro il cuore va direttamente in gola, gli odori oramai familiari si riaffacciano, controllo se mio padre è sul divano o a letto, vado in camera da letto, bacio mia mamma e le chiedo come sta, la ribacio, la faccio alzare, la vesto, andiamo in cucina, le preparo le medicine, la faccio mettere seduta, le preparo la colazione, la porto in bagno, la porto in sala e la stendo sul divano, pulisco la cucina, svuoto la lavastoviglie, faccio la lavatrice, preparo le medicine per mamma e un pezzo di mela, non di più, per toglierle il saporaccio in bocca, mi metto al computer a lavorare, mi rialzo e stendo i panni, mamma mi chiama, la porto in bagno, lei mi chiede scusa, io le dico di non scusarsi, la porto a letto, torno al computer, tolgo i panni, li piego, chiudo le ante della finestra della cucina, apro le ante della finestra in sala, controllo le piante e le innaffio se serve, porto mamma in bagno, la lavo, la rassicuro, la porto in sala, la stendo, la giro, mi siedo accanto a lei, mi guarda, mi viene da piangere, mi alzo, le preparo l’altra medicina e un pezzetto di mela, le prendo le noci, un bicchierino di tè e se c’è un pò di gelato, quello le piace tanto, mi raccomando il plasil e gli enzimi, torniamo in bagno, pulisco il water, è pronto il pranzo, grazie papà, il cocomero è troppo freddo non le piace, sparecchio, porto mamma a letto, magari un caffè da mio fratello, saluto i miei amati nipotini, la piccola mi vuole far vedere i micetti appena nati, mi stendo accanto a te, mamma, per sentire il tuo odore, il tuo calore, per tenerlo a mente il più possibile e sperare rimanga nel cuore per sempre, anche dopo di te, preparo la sacca nutrizionale, prendo il disinfettante e metto i guanti, pulisco il pic, e iniziamo la nutrizione, serve altro o vado? Torno a casa, mi stendo sul prato con Benza, piango, di nuovo, come ogni giorno, ogni giorno uguale a quello prima e a quello dopo.
Sono sfinita, stanca, triste, confusa, addolorata, arrabbiata, gonfia. La mia mente va alla sofferenza dei miei genitori, vorrei prendermi il loro cancro per toglier ogni fatica.
Piango, piango tutti i giorni, a volte disperata, a volte con dignità.
Ho fatto commuovere dottoresse, ho intimato alcuni preti di non farmi la paternale, ho viaggiato per gli ospedali migliori d’Italia, mi sono sposata e il giorno dopo sono partita per l’operazione di mia mamma, ho cambiato casa ma mia mamma ancora non l’ha vista, ho preso un cane, che ora corre felice nel suo giardino, ho tagliato i miei lunghi boccoli, mi sono licenziata per mettermi in proprio, era diventato impossibile lavorare e fare la caregiver, impossibile a livello psicologico continuare a sopportare le urla stupide e gracchianti della mia ex manager e i silenzi deludenti e codardi delle mie colleghe.
E’ tutto sospeso in attesa. Non vedo l’ora che finisca, ma vorrei che non dovesse finire mai.
La cura, la parola di questi ultimi anni e di questa estate. Mi sono presa cura di mia mamma, esiste solo il suo dolore ora. Non ho spazio per altro se non per la sua paura di morire.
Vivo sospesa, aspettando che succeda. E’ come se tutto dovesse sistemarsi a settembre, ma non abbiamo una data certa di scadenza. Sappiamo che accadrà, ma il quando non è dato sapere. Sarà una telefonata nel cuore della notte, fatta o ricevuta; sarà una notizia che faticherò a capire; sarò impreparata, anche se mi preparo da due anni e mezzo; sarà un momento da cui non si torna più indietro, sarà la fine.
Ogni estate so che a settembre ricomincia tutto. Questa estate non so quando, ma so che finirà tutto.
Il mio cuore si è spezzato, sta perdendo pezzi in modo lento e straziante.
So di essere nel pieno del calvario, so che il tempo che ho davanti è meno di quello che ho vissuto, non esiste ancora luce in fondo al tunnel e non ho altra scelta se non tirare fuori ancora, di nuovo, un’altra volta, tutte le forze che (non) ho perché non è ancora finita e mi spetta andare avanti fino alla fine.
Ora posso solo continuare ad aspettare. Finirà il dolore per mia madre, il mio continuerà. Il tempo guarisce, ridimensiona tutto e fa assottigliare il dolore, ma io non sarò più la stessa, e non posso fare altro che accettarlo e cercare di uscirne in qualche modo migliorata, per lo meno non completamente distrutta.
Nel frattempo, in mezzo a questo mare di dolore, ringrazio del tempo che ancora ho, per poco, pochissimo, ma ti prego, resta un altro po’ mamma, resta un pochino, apri gli occhi, baciami anche se è faticoso farlo, guardami ancora, resta la mia mamma un altro po’…