Non sono mai stata fuori forma come in questa estate.

Non me ne sono mai fregata tanto come questa estate.

Mi sono trovata al mare a guardarmi in costume e ad osservare gli altri bagnanti, e ho pensato, per la mia storia personale, a come vive l’estate una persona con un DCA (disturbo del comportamento alimentare), spesso accompagnato da dismorfofobia (condizione psicologica caratterizzata da una preoccupazione eccessiva e ossessiva per difetti fisici, reali o immaginari, che spesso non sono evidenti ad altre persone).

Ho sofferto di questi disturbi per almeno 20 anni e alcuni ricordi di quel malessere mi tornano ancora in mente. Dal disturbo alimentare si può guarire, ma non si può dimenticare, per questo a volte so riconoscerlo nelle altre persone, soprattutto donne a dire il vero, ma specialmente in questi giorni di mare il mio pensiero va a chi vive l’estate con tormento. Ci si spoglia di più, ci si mette in costume, si esce più spesso e tutto ció conduce chi soffre di questo problema a vivere male ogni situazione; la spiaggia in particolare diventa un continuo paragonarsi alle altre donne invidiando o la loro forma fisica o il loro menefreghismo rispetto al corpo. Mi guardo intorno in spiaggia pensando a quante silenziose sofferenze possano esserci accanto a me. Se non avete mai avuto questo tipo di problemi o se non avete mai avuto una persona vicino a voi che ne soffrisse, non potete capire, quindi vi chiedo di fare uno sforzo di empatia e tentare di comprendere.

Il mio corpo era diventato il mio peggior nemico, la vergogna più grande. Un po’ di cellulite era la caratteristica che prima di ogni altra le persone vedevano in me. Non essere perfetta era il motivo per cui non ero veramente degna di essere considerata e amata. Come può quella persona starmi accanto se ho le cosce grosse? Scriverlo nero su bianco mi fa effetto per quanto sia assurdo questo pensiero, ma va capito che parlo di un disturbo psicologico, non di un momento passeggero o di una insicurezza che può capitare di avere. Non è solo questo, ma un continuo confronto con le altre, sminuirsi, vergognarsi, sentirsi non degne di esistere.

Le prime volte che giravo in moto da sola, sentivo finalmente che quella paura svaniva.

In moto non avevo peso.

Forse i primi km in sella sono stati l’inizio della mia guarigione, fatta di tante piccole cose e di tanto, tanto lavoro su me stessa.

Non consiglierei di imparare a guidare la moto per guarire da una sofferenza simile, ogni persona è diversa ed ha bisogno di strade proprie per rinascere, non ho alcuna pretesa se non quella di condividere la mia esperienza e di far sapere anche solo ad una persona che leggerà queste righe che non è sola, non sei la sola, non sei il solo.

E se i jeans da moto dello scorso anno ti stanno stretti, comprane un paio più grande e parti.